L’amore va oltre le apparenze

Il commento al Vangelo a cura di don Tonino Sgrò.

Il cammino dell’amore non è mai indolore; esso deve farsi strada tra egoismi, pregiudizi, risentimenti e paure. Per questo il più delle volte l’amore sembrerebbe essere spacciato, vittima della sua stessa fragilità o soffocato dalla cattiveria che lo sovrasta. Quante volte udiamo espressioni come: «C’è troppo male in giro; non credo più al bene!».

Se simili frasi sono comprensibili in quanto spesso dettate da esperienze di vita dolorose, esse non sono però accettabili, perché decreterebbero la fine della capacità di amare intrinseca ad ogni persona. Qualunque sia il peso della storia che ti ha schiacciato, dentro di te rimane il desiderio stringente di essere amato e di amare, l’unico che ci mantiene in vita. Il problema è che l’amore spesso lo si cerca nei posti sbagliati. L’adultera lo ha cercato fuori del matrimonio, non avendo la pazienza di attendere che quella relazione coniugale le raccontasse tutta la bellezza che aveva in serbo per lei. E mendicando amore qua e là, è diventata per gli altri, e forse anche per se stessa, ‘adultera’, senza più volto né nome, assumendo la maschera che il peccato personale e altrui le avevano attribuito. Sì, perché nel racconto non è solo ‘posto in mezzo’ il male della donna, come cercano di fare gli scribi e i farisei, ma anche il peccato di questi ultimi, ammantato di giustizia, che Gesù saprà disarmare indicando a tutti la strada dell’amore. All’inizio neanche il luogo sacro è in grado di custodire l’amore, anzi il tempio diventa tutto il contrario, la sua tomba. Quegli uomini religiosi hanno già ucciso la donna, anche se non ancora fisicamente, in quanto per loro è solo una pietra da scagliare contro Gesù, al pari delle pietre che recano in mano. Già pregustano come il caso dell’adultera permetterà loro di sferrare un attacco decisivo ai danni di quel maestro incontenibile, che le maglie della Legge non erano riuscite finora a neutralizzare. Che rabbia doveva suscitare quel rabbi che sembrava farsi beffe di Mosè! Egli era sempre dalla parte dell’uomo e questo la gente lo aveva capito; non era perciò tollerabile che la Legge, quale strumento di controllo del popolo, perdesse terreno a vantaggio della libertà e responsabilità del singolo. Gesù non si scompone e «si mise a scrivere col dito per terra» una nuova legge, che richiama quella della nuova alleanza scritta sul cuore, di cui parlava Geremia. Il cuore di pietra dei nemici di Gesù può adesso essere inciso con parole d’amore da Colui che non si lascia agitare dal clamore del male. Possiamo immaginare la concitazione di quei momenti, l’ansimare e digrignare i denti di quegli uomini che, dominati dalla rabbia, non sono capaci di vedere ciò che si nasconde oltre le apparenze, il bisogno della donna di amare prima e di essere perdonata adesso. Non sono neanche capaci di cogliere nel silenzio di Gesù la possibilità che viene loro data di abbracciare una logica del tutto nuova ma più alta. Che fai quando la vita non ti dà le risposte che vuoi sentirti dire? Ti accanisci fino a darti tu stesso la risposta che vuoi udire, forzando le situazioni a scapito dell’autenticità delle stesse, o sai aspettare che qualcuno ti tracci una strada diversa? La grandezza di Cristo sta proprio nell’indicare una via nuova a tutti. Non è ‘la via della seta’ e neanche ‘la via dell’oppio’; non sono gli scambi umani, leciti o illeciti, a integrare i bisogni e riempire i vuoti. L’invito a gettare la pietra è l’invito a passare dallo scagliare contro al deporre la pietra a terra, perché nessuno ti garantisce che un giorno tu non possa trovarti nella medesima situazione e se non impari oggi a disarmare la tua mano alimenterai un minuto dopo il clima di odio nel mondo. Le pietre che cadono a terra sono tutte insieme la pietra che rotolerà via dal sepolcro di Gesù; queste pietre sono l’inizio della risurrezione dell’uomo dal peccato. Un passo indietro dell’ipocrisia e finalmente il tempio torna ad essere luogo di vita perché luogo di incontro nell’amore tra Dio e l’uomo. «Donna» significa sposa; come Osea, Gesù sposa un’adultera, la feconda col seme della misericordia e la invia a cantare il vero amore. «Va’ e d’ora in poi non peccare più» non significa ‘non farti più beccare’, ma ‘non…più’ vuol dire ‘entra nella definitività dell’alleanza con me e sarai capace di vivere l’amore che hai sempre desiderato, che esisteva anche quando non ci credevi più e che nessuno potrà mai colpire a morte’. Se il peccato è umanamente incancellabile, Gesù col perdono lo rende il concime per il frutto futuro di ciascun uomo.

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