Il cristiano non si accontenta di una vita in superficie

Pescatore raccogliere la reteIl commento alla Parola della Domenica a cura di don Stefano Ripepi
Quante volte in un momento di difficoltà, indecisione o sofferenza abbiamo detto “Sia fatta la volontà di Dio”, questa frase si scontra spesso con i nostri desideri e la nostra logica, ma anche con i nostri bisogni e le nostre necessità.
Guardando alla missione di Gesù, al suo percorrere le strade della nostra vita ci chiediamo se è venuto a farsi vicino a noi e alle nostre necessità, o ad avvicinare noi e i nostri bisogni al “Regno di Dio”. All’uomo che cerca di vederlo, Gesù risponde: “Il Figlio dell’uomo, infatti, è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,9).


Come per l’uomo l’opzione fondamentale guida tutte le altre scelte, così per Dio tutti i momenti di grazia rientrano in questa ricerca e salvezza. Quello che può sembrare un semplice miracolo o una chiamata personale in realtà manifesta una tappa della volontà salvifica di Dio che segue una pedagogia e un cammino particolare in cui la responsabilità e la collaborazione umana entrano pienamente. Il brano evangelico che ci propone la V domenica è inserito da Luca tra le attività fondamentali di Gesù, scacciare i demoni, guarire gli ammalati e predicare il vangelo, prerogative esclusive di Gesù. La chiamata dei discepoli completa le attività esclusive e ha la funzione di farci vedere come Gesù associa l’uomo alla sua missione.
L’inizio della pericope è particolare. In scena entra per prima la folla, che fa ressa per ascoltare la parola di Dio. Il narratore, in questo modo, ci vuole informare della necessità, apertamente manifestata, di incontrare il Maestro. Davanti a questo bisogno c’è Gesù che sta là, vede, sale, chiede, insegna e propone a Simone di prendere il largo. Non sono gesti meccanici legati al caso o alla giornata, ma sono legati a bisogni e a una precisa volontà che manifesta un disegno divino. Per capire questo disegno è utile porsi una domanda: “Perché Gesù quel giorno si reca sulla riva del lago di Galilea?”. Ci aiuta rispondere a questa domanda la profezia di Geremia “Ecco io invierò numerosi pescatori a pescarli” (16,16), Gesù è là per “pescare” e ha una rete, la Parola di Dio, la sua Parola.
“Vide due barche”, lo sguardo di Gesù vede la soluzione al bisogno che l’evangelista ha già fatto notare (vv. 42-43), le barche non servono solo per pescare, ma per insegnare e per vocare. Per chiamare è necessario scostarsi un poco da terra, andare verso il profondo e calare una rete speciale, la parola di Gesù. Questa rete avvolge la vita di Pietro, entra dove lui pensa di non avere bisogno di consigli perché sa bene come vanno le cose, si pesca di notte, una variabile non contemplata condiziona tutto quello che umanamente è stato calcolato dall’esperienza. Quello che diventa strano non è la quantità di pesce, ma il tempo e la causa che decide il tempo, cioè la Parola di Gesù. Di solito la pesca ha i suoi tempi e una certa casualità, in questo caso, variabili e invariabili diventano controllabili dalla parola di Gesù.
Gesù vuole invitare Pietro a pescare con lui, ma nella pedagogia del Maestro è necessario, prima, pescare con il discepolo, per questo il Figlio di Dio si è fatto uomo per condividere la vita degli uomini, perché gli uomini possano condividere la vita di Dio attraverso la missione. Pietro ancora non sa tutto questo, nella semplicità deve decidere se fidarsi della sua esperienza o della Parola di Gesù. “Però sulla tua parola, getterò le reti”, nel momento in cui l’uomo obbedisce alla parola di Dio, il miracolo si compie, la notte della fatica sterile del discepolo finisce quando obbedisce alla parola, il prodigio della pesca è funzionale al miracolo della conversione di Pietro.
Il versetto otto corrisponde in una certa misura al versetto due, infatti, allo sguardo di Gesù che vede la soluzione alla necessità, corrisponde lo sguardo di Pietro che nella parola di Gesù che si realizza riesce a cogliere se stesso. La reazione di Simone ed essenziale e verbale, la prosternazione è un riconoscimento di se stessi in relazione all’Altro, così come confermano le parole. Pietro si riconosce peccatore in riferimento a Gesù, legge ciò che ha fatto Gesù come una rivelazione della sua identità. Il recipiente della grazia è la scoperta di essere peccatori, sa di non essere quello che deve essere e si sente indegno.
La sua sterilità, il suo peccato riconosciuto e la lontananza del Signore, sono il luogo non del suo fallimento, ma della sua chiamata. Gesù restituisce a Simone, e all’uomo la sua dignità, la dignità a collaborare con lui: “Non temere da questo momento sarai pescatore di uomini”. Tra l’indigenza della folla e ciò che i pescatori offrono c’è lo sguardo di Gesù che chiama e aspetta la risposta di chi è capace di vedere tutto questo.

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