Gesù è il salvatore, non un talismano

Moltiplicazione dei pani e dei pesciIl commento alla Parola della Domenica a cura di don Stefano Ripepi
Qual è il valore è il significato di ciò che si offre? A volte ci troviamo in situazioni estremi in cui sperimentiamo non solo la debolezza e il limite ma anche l’impotenza, se da una parte questo può essere positivo poiché ci spinge a cercare l’aiuto di Dio, dall’altra corriamo il rischio di cercare e identificare Dio con ciò di cui abbiamo bisogno, impedendogli di donarci quello di cui abbiamo veramente necessità. Lo stesso errore lo possiamo commettere leggendo la Bibbia, nel momento in cui interpretiamo le azioni di Dio come qualcosa di semplicemente miracolistico a livello materiale svuotandole completamente del potere di segno capace di rivelare i veri bisogni dell’uomo e l’identità del Signore.

La liturgia della parola della XVII domenica del tempo ordinario ci insegna a vivere i gesti e le parole di Dio nella pienezza del loro significato e del loro potere rivelatore e salvifico.
Il profeta Eliseo ci fa cogliere il valore dell’offerta delle primizie, colui che è venuto a portare i doni riconoscendo la bontà di Dio che dona, è invitato a vivere pienamente il significato dell’offerta attraverso il dono ai fratelli. L’uomo coglie il limite del dono quando lo stacca dalla sua fonte, si preoccupa del come perché non è capace di consegnare con la sua offerta la fiducia in Dio che può moltiplicare la stessa offerta. “Poiché così dice il Signore”, le parole riferite da Eliseo permettono all’uomo di fare un passo in vanti facendo un passo indietro, se riconosce veramente il significato e il valore di ciò che ha portato, se lo riconosce come dono di Dio allora deve avere fede che Dio può moltiplicare ciò che ha dato. L’uomo è invitato a purificare l’atto dell’offerta per riconoscere in essa la presenza e l’agire di Dio che come ci ricorda il salmo sazia la fame di ogni vivente aprendo la sua mano. Gesù è l’offerta più grande e in quest’offerta c’è tutto il dono di Dio e tutti i bisogni degli uomini, Egli ci viene continuamente donato, ma noi come possiamo accoglierlo? All’inizio c’è un’accoglienza che nasce da due sguardi, la gente vedendo i segni che Gesù fa sugli infermi lo segue e Gesù alza gli occhi e vede che la gente viene a lui. Da quello che vede nasce la domanda di Gesù a Filippo, egli capisce che la gente ha fame, sa di che cosa è affamata la gente e chiede a Filippo di aprirsi attraverso questa domanda non solo alla scoperta del bisogno ma anche all’Unico che può saziare la fame. La domanda stessa dà il via all’azione di Gesù e alla spiegazione del gesto che sarà sviluppata in tutto il capitolo 6 del vangelo di Giovanni. La prova di Filippo, infatti, non è nella sua capacità di trovare il denaro ma dove trovare il pane. L’apostolo risponde quantificando il bisogno e lo lega alla capacità economica di soddisfarlo, arrivando così a prendere coscienza di un’impossibilità umana. La stessa cosa fa Andrea non riconoscendo nei cinque pani e due pesci la possibilità quantitativa di sfamare tanta gente, prende coscienza di quello che dispone è vede il limite del possesso rispetto all’esigenza della gente. Non quanto pane serve, ma dove, in chi, quale, sta chiedendo Gesù. Ecco cosa deve guidare gli apostoli e i lettore per capire il segno che sta per compiere.
La domanda di Gesù e la domanda di Andrea nel mezzo la riflessione di Filippo, il versetto 11, tutto è stato raccontato per arrivare a questo versetto, e tutto quello che verrà raccontato dipende da questo versetto. Gesù, prende i pani, li accoglie non si pone il problema di quanti siano e se bastino, li prende non solo perché sono pochi ma perché vuole partire da quel poco, rende grazie, cioè riconosce che quello che c’è viene da Dio, quel poco è necessario per riconoscere che viene da Dio e per comprendere che se da Dio viene il poco può venire il molto, e li distribuisce, il pane non serve per dimostrare ma per nutrire, Quando avviene il miracolo? Quando rende grazie o quando li distribuisce? Forse questa non è la domanda giusta, come sempre la domanda corretta la pone Gesù, e apre a noi un orizzonte nuovo. Il segno compiuto non cerca di spiegare quando o come è avvenuto il miracolo, ma dove si poteva trovare il pane per sfamare tanta gente, per capire da dove viene colui che ha saziato tanta gente.
In un brano fortemente simbolico il riferimento alla manna nell’esodo e ai numeri presente ci può portare qualche indicazione. Nel deserto nessuno poteva raccogliere manna più di quanto serviva per la giornata, qui i pani avanzano e Gesù chiede che siano raccolti perché nulla vada perduto, con i pezzi dei cinque pani riempiono dodici canestri. Di solito il numero cinque fa riferimento ai cinque sensi e quindi all’uomo e il numero dodici qui sembra indicare i dodici apostoli, a cui è consegnato ciò che deve nutrire l’uomo. Colui che è diventato pane si mette nelle mani degli uomini perché niente vada perduto ma tutto distribuito.

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