Catechisti in ritiro, dalla Parola scaturisce la testimonianza che educa

Il ritiro dei CatechistiDon Bacciarelli: “non dobbiamo essere mestieranti della parola, ma testimoni del crocifisso”
È il salone dei Monfortani ad ospitare, nel pomeriggio della terza domenica di Quaresima, il ritiro diocesano dei Catechisti.
Tocca a don Antonio Bacciarelli, direttore dell’Ufficio Catechistico diocesano, dettare la meditazione iniziale, ricca di riferimenti biblici, sui quali “riflettere, mettersi a nudo per scoprire cosa cambiare nel nostro essere catechisti, nel nostro essere testimoni. Poiché – sottolinea don Antonio – non possiamo e non dobbiamo rimanere maestri, mestieranti della Parola, ma trasformati dalla Parola, possiamo e dobbiamo essere testimoni credibili del Cristo Crocifisso e Risorto”.


È un autentico viaggio, quello che don Antonio compie assieme ai Catechisti reggino-bovesi. Un viaggio alla scoperta di “quelle parole che, ora nell’Antico ora nel Nuovo Testamento, offrono le tante, profonde ed essenziali, sfumature al tema del nostro incontro: la Misericordia!”.
Così, cuori e menti aperti all’accoglienza e taccuino alla mano, ecco scorrere, una dopo l’altra, le diverse sfumatura della Divina Misericordia: “Misericordia vissuta come favore immeritato, come interessamento, libero e gratuito e costante, di Dio verso l’uomo. Come amore viscerale di Dio per l’uomo, come sentimento intimo, profondo. Misericordia come sentimento dell’intima e profonda commozione dell’animo, che si traduce in atteggiamenti di pietà”.
E poi, ecco, nella riflessione di don Antonio, i verbi dell’uomo misericordioso: “vedere, fermarsi, toccare. Misericordia è lasciarsi ferire dalle altrui ferite. È guardare senza giudicare, fermandoci sui bisogni dell’altro. È toccare l’altro, rischiando il contagio… Ecco il modo intimo di Dio di amare l’uomo, ecco il nostro modo di amare il prossimo”.
Conclusa la meditazione con la sottolineatura che “così come Dio è misericordioso con me allo stesso modo io debbo esserlo con ogni mio fratello”, don Antonio accompagna i catechisti nella Chiesa dei Monfortani, esponendo Gesù Eucaristia. Ha inizio un’oretta dedicata alla preghiera, alla riflessione, con possibilità di vivere il Sacramento della Riconciliazione.
E mentre sta per scendere la sera, ecco giungere Padre Giuseppe Fiorini Morosini. È l’Arcivescovo a presiedere la Concelebrazione Eucaristica conclusiva.
All’omelia, ricordando la chiamata di Mosè, nella prima lettura, e il contadino, nel Vangelo, che cura, concima, l’albero che non da frutti, il Presule delinea la figura del catechista. “Dio chiama, Dio manda in mezzo a difficoltà, - afferma il Presule - in una società sempre più secolarizzata. E quando abbiamo tutto pronto … preparazione, impegno, spiritualità … ci mettiamo nelle mani di Dio. A Lui ci affidiamo. Senza attendere alcun frutto. Per i frutti, i risultati, decide Dio, ricordandoci che c’è chi coltiva, chi riuscirà a vedere e chi, infine, quei frutti li raccoglierà…”.
È nel Vangelo, però, sottolinea Padre Giuseppe, che cogliamo la “pedagogia di Dio: un Dio paziente che si fa uomo per sperimentare le umane difficoltà, per meglio capirci ed amarci con infinita Misericordia”.
E ricollegandosi al “rapporto fra Gesù e Giuda, dove Cristo tenta il tutto per tutto per riconquistare un uomo chiamato e amato, e che poi ha tradito, ma che Gesù non scaccia mai, anzi, fino alla fine spera di salvare”. Il Padre Arcivescovo conclude esortando i catechisti a “abbandonarsi nelle mani di Dio, mettendocela, però, tutta per ben compiere la missione affidataci”.
Al termine del Divino Sacrificio, mentre don Antonio Bacciarelli esprime la gratitudine, della grande famiglia catechistica all’Arcivescovo, Mons. Morosini conclude esortando tutti a leggere e a diffondere l’ultima lettera da lui scritta.

Antonio Marino

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