GMG, che stupore! Il racconto di Enrica dell'esperienza polacca

GMG, giovane reggino al pellegrinaggio a CracoviaEcco come superare la fatica con lo sguardo orientato verso l'unico linguaggio universale: l'amore di Dio per noi.
«Un rifornimento di coraggio e speranza». Enrica ha gli occhi pieni di gioia nel raccontarci la “sua” GMG. Ventiduenne della Parrocchia di Santa Maria delle Grazie in Lazzaro porta con sé una promessa nel cuore: «non cercare un campo di fede in un luogo geografico perché il vero campus fidei siamo noi».


Ha lasciato da pochi giorni Cracovia, Enrica e per spiegarci il perché del suo pellegrinaggio usa parole semplici, concrete: «Nessuna opera di convincimento, nessuna forzatura, niente di tutto ciò, nessun “miracolo”. È stata una scelta, è stata una chiamata e noi abbiamo semplicemente risposto senza pensarci troppo». Partire, consapevoli che il viaggio è importante quanto la meta. «Un nuovo cammino da intraprendere, - ci spiega - con mille domande “chissà come sarà”? Eppure, personalmente, ho avuto una totale indifferenza verso chi mi chiedeva: “ma chi te lo fa fare?”. Sentivo già l'entusiasmo ignorando tutto ciò che di negativo la vita ti presenta continuamente».
Dalla Calabria alla Polonia, in un tempo tristemente noto per gli attentati terroristici che stanno falcidiando l'Europa. «Siamo atterrati, - racconta Enrica - abbiamo percorso lunghe strade, incontrato e abbracciato il mondo intero nell’unico linguaggio universale dell’amore lasciatoci in eredità da Te, Signore». Il racconto si trasforma in lode per Enrica che si riconosce nello stupore dell'ordinario che diventa straordinario. «Ogni giorno equivaleva ad un nuovo traguardo, un’esperienza pronta per essere replicata nella mia quotidianità. Signore ti ho riconosciuto nei volti, nei sorrisi, nelle difficoltà, nel silenzio nel cielo splendente e nella tempesta...tu eri lì con noi». Un viaggio senza comfort, come ci confida Enrica.
All'euforia delle serate estive «abbiamo fatto spazio a Cristo in cuori più puliti, sgombri da quelle incertezze e chiusure che la società odierna ci impone». Dalla movida alla fatica di reggere il peso di uno zaino in cui – nell'epoca dell'apparenza – i ragazzi hanno concentrato l'essenziale per adeguarsi alla marcia, per ore ed ore. «È stata dura, eppure riesco solo a cogliere il lato positivo di un cammino condiviso e vissuto assieme ad altri giovani. Ho incontrato gente accogliente, ospitale come e quanto una famiglia, - ci dice un'emozionata Enrica - una grande famiglia e sono sicura che sarà stato anche per questo che non ho mai provato vera e propria nostalgia per casa mia». E poi il ritorno alla quotidianità, con una marcia in più.
«Al mio, al nostro rientro il cammino continua e continuerà, con il nostro bagaglio personale da portare in spalla sempre. Con l'amore che Dio ci dà ogni giorno. Solo questo ha reso possibile tutto ciò…l'amore. Il nostro amore. Quando guardi una persona negli occhi di cui sei innamorata superi tutto. Sei pronta a tutto!». È contagiosa Enrica col suo sguardo sul mondo. «E noi siamo pronti a riportare quello che abbiamo visto e vissuto proprio come – conclude - i discepoli di Emmaus».

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